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Cosa rende unica un’escursione a cavallo sulle dune sarde? Emozioni e tappe da non perdere

📅 14 Agosto 2026✍️ di Luisa Canepa⏱️ 7 min di lettura

La prima volta che ho sentito il respiro del cavallo mischiarsi al fruscio della sabbia, il sole non era ancora del tutto sorto sulle dune di Piscinas. L’aria sapeva di sale e lentisco, la costa si accendeva di un’oro pallido e io, con le mani sulle redini e la memoria di tanti check-in d’estate negli hotel della Costa Smeralda, cercavo un ritmo nuovo. La guida davanti a me, spalle dritte e sguardo lungo, indicava con un cenno la linea più morbida della duna, il passaggio sicuro tra i ginepri contorti. È in quel varco, tra mare e deserto, che ho capito perché un’uscita a cavallo sulle dune sarde non somiglia a nessun’altra esperienza.

La sella ti ancora alla terra e allo stesso tempo ti allunga lo sguardo. Ogni passo nella sabbia racconta una fatica dolce, una scansione precisa del terreno; non c’è fretta, ma una progressione lenta che concede il lusso di vedere i dettagli: le impronte del gabbiano, il volo obliquo di una poiana, la schiuma che disegna merletti sulla battigia. In quell’andare composto, il racconto dell’isola si apre con chiarezza, come un libro denso ma leggibile.

Emozioni in sella tra sabbia e mare

Il primo impatto è fisico: il cavallo affonda appena, poi risale, e le sue spalle lavorano come leve silenziose. La sabbia assorbe e restituisce, e tu impari a seguire il respiro della cavalcatura. Senti il rumore delle onde che entra a tempo con i passi, e quando arriva una folata di Maestrale la visibilità si fa più tagliente, la salinità pizzica le labbra, il profumo dei ginepri diventa pieno. È un teatro sensoriale che la Sardegna conosce bene: luci nette, contrasti vivi, un orizzonte che invita a leggere oltre.

Molti maneggi locali propongono percorsi con cavalli abituati al litorale, spesso anglo-arabi sardi: eleganti, resistenti, gentili nella risposta. In questo dialogo pacato con l’animale c’è il nucleo emotivo dell’escursione. Le dune ti chiedono misura e rispetto, il cavallo insegna come darli: avanzare sull’inclinazione giusta, evitare la vetta friabile, disegnare un arco più ampio quando la sabbia si fa troppo cedevole. Ogni scelta è una virgola posta nel punto esatto del periodo.

Dove il deserto incontra il blu: Piscinas, Porto Pino, Capo Comino

A Piscinas, nella Costa Verde, la scala del paesaggio sorprende. Le dune sono monumenti naturali che respirano piano, e il mare le rifinisce con una linea tesa. Qui la luce del pomeriggio accarezza la sabbia con un calore via via più ramato, e la cavalleria dei cavalli procede tra corridoi morbidi disegnati dal vento. La guida sceglie un’andatura moderata, spesso alternando passo e trotto breve per non sovraccaricare gli animali. È facile desiderare la cima della duna per una foto, ma la regola è rimanere sui sentieri consolidati: la bellezza si protegge con i piccoli gesti di ciascuno.

Più a sud, le dune candide di Porto Pino somigliano a fondali rovesciati. C’è qualcosa di lunare nella tessitura chiarissima della sabbia che risalta tra stagni salmastri e filari di pini. L’itinerario tipico qui sfrutta le prime ore del giorno: l’aria è trasparente, il passo del cavallo scorre regolare e i fenicotteri, a volte, si lasciano osservare nei canali a ridosso della spiaggia. Le aree recintate e le passerelle in legno sono un invito chiaro: il perimetro è un patto, non un ostacolo. Chi accompagna sa dove si può passare e dove no, e la bellezza dell’escursione sta anche nell’affidarsi a questa competenza.

Sul versante orientale, fra Capo Comino e i litorali di Orosei, la duna è più bassa, scolpita da una ventilazione costante e bordata da macchia fitta. La prospettiva cambia: l’orizzonte è ampio ma mai piatto, puntellato da fari e promontori, un disegno marino che alterna cobalto e turchese. In sella, ci si ritrova a dialogare con curve più soffici e con una sabbia che, a tratti, cede meno. È il luogo perfetto per scoprire il piacere del passo allungato sulla battigia quando la sabbia è tesa d’acqua e il cavallo prende un ritmo elastico e gioioso. Con una buona guida, anche un principiante vive qui un battesimo dell’andare nella natura che resta in testa per settimane.

Stagioni, orari e preparazione: l’arte della misura

Le stagioni migliori sono la primavera e l’autunno: temperature miti, luce lunga, spiagge meno affollate. D’estate il segreto è l’alba o il tramonto. Allora l’aria è docile, i cavalli sono più reattivi e la spiaggia racconta ancora il silenzio della notte o la tregua della sera. Dettaglio pratico che ho imparato lavorando nell’ospitalità: avvisare la guida di eventuali timori o esperienze pregresse rende l’uscita più serena per tutti, cavalli compresi.

Abbigliamento semplice, traspirante, scarpe chiuse con suola sottile, casco sempre, crema solare e una piccola borraccia. La sella è spesso all’inglese, la staffa si regola con cura e le redini si tengono con mano leggera. Chi accompagna può essere un istruttore FISE o un accompagnatore equituristico con esperienza sul territorio: due profili diversi, un unico obiettivo, la sicurezza. La parola d’ordine è ascoltare: il cavallo è un’antenna, capisce se siamo tesi o rilassati, e si fida quando noi ci fidiamo.

Ambiente fragile, regole chiare: così si protegge la meraviglia

Le dune sono organismi vivi e vulnerabili. Radici sottili trattengono la sabbia, il vento le modella, le mareggiate le riscrivono. Molte aree costiere della Sardegna rientrano nella rete Natura 2000, con divieti precisi sul transito al di fuori dei tracciati e sulla sommità delle dune. Seguire i percorsi consentiti significa evitare erosione e stress per le piante pioniere, spesso invisibili a un occhio frettoloso. Le staccionate e le corde non delimitano un divieto astratto: sono la forma visibile di una responsabilità condivisa.

C’è poi la posidonia spiaggiata, che in estate qualcuno scambia per “alghe”. È un alleato, non un intruso. Protegge la riva dall’erosione e ospita vita. Passarvi accanto in sella, senza calpestarla, è un gesto piccolo ma eloquente. E lo stesso vale per la distanza dalla battigia in presenza di bagnanti, per la raccolta di rifiuti lungo il sentiero, per la scelta di gruppi contenuti e silenziosi: più che regole, sono un modo di stare, discreto e civile.

Incontri e soste: dall’acqua dolce al pane caldo

Un’uscita a cavallo sulle dune non finisce quando si scende dalla sella. Nella Costa Verde, il ritorno in paese ha il profumo del mirto e del pane carasau che si spezza croccante. Si parla con la guida, si ridisegna a parole il percorso, e i cavalli, spazzolati e dissellati, masticano sereni. Più a sud, a Sant’Anna Arresi, una sosta sotto le bouganville può virare facilmente su un bicchiere di Carignano del Sulcis, rubino limpido che racconta la terra. Sul lato orientale, nei dintorni di Siniscola, è una pasticceria a mettere il punto esclamativo con sa pompia candita: un agrume rarissimo, profumo di miele e mare.

Ho sempre pensato che la qualità dell’ospitalità si misuri nei dettagli che restano quando gli occhi sono stanchi. Un bicchiere d’acqua offerto prima di risalire in macchina. Una raccomandazione gentile sul percorso in auto più panoramico. Un consiglio sincero su come smaltire al meglio la stanchezza: una nuotata breve nelle ore calme, una doccia fresca, poi lasciar riposare le gambe. Sono attenzioni che costano poco e che, come l’ombra di un pino sulle staffe, migliorano tutto.

Perché proprio a cavallo: la lentezza giusta per la Sardegna

C’è chi cammina e chi pedala, e sono amori legittimi. Ma il cavallo ti presta orecchie, occhi e un modo di stare al mondo che amplifica ogni dettaglio. In dune come quelle di Piscinas o Porto Pino, dove la sabbia disfa l’idea stessa di confine, la sella fissa un ritmo che non sovrasta e non si lascia sovrastare. Si attraversa senza occupare, si guarda senza pretendere. È una pedagogia della lentezza che in Sardegna trova il suo habitat naturale.

Lontano dal frastuono di agosto, ricordo un’uscita di ottobre con una luce clemente e una brezza che pettinava la spiaggia controvento. Il cavallo ha allungato il collo verso il mare, come per prendere nota. Io ho seguito il gesto con lo sguardo, ho stretto appena le gambe per dirgli “ci sono” e ho pensato che l’equilibrio, quello vero, è sempre una faccenda a due. La duna ci osservava in silenzio, il giorno voltava pagina con calma.

Torno spesso su quella scena quando un lettore mi chiede un’idea “diversa” per scoprire l’isola. Penso alle staffe, all’impronta che si riempie subito d’aria, al frullo basso dei passeriformi nella macchia. Penso a quanto la Sardegna sappia essere ospitale quando le si concede il tempo giusto. E allora rispondo senza esitazione: scegli un cavallo, una guida che conosca i segreti della sabbia, un’ora libera all’alba o al tramonto. Il resto lo farà l’isola, con la sua voce antica che ancora corre, lieve, sopra il mare.

Luisa Canepa

Nata a Sassari, Luisa ha lavorato per oltre dieci anni come responsabile accoglienza in diversi boutique hotel della Costa Smeralda. Appassionata divulgatrice delle tradizioni sarde, ama raccontare angoli nascosti dell’isola e consigliare itinerari autentici per vivere la Sardegna come un locale.